Mary Quant mi ha preso il cuore.

 

«La moda riflette ciò che è nell’aria. Riflette ciò che la gente legge, pensa, ascolta. E l’architettura, la pittura, i comportamenti, la società tutta»

Questo diceva Mary Quant negli anni 60, quello che noi tutte pensiamo oggi e che personaggi come lei ci hanno insegnato.  Attraverso le sue creazioni, i suoi abiti e colori ci ha trasmesso che se c’è determinazione e forza di volontà un cambiamento è possibile. Oggi si parla tanto di femminismo, parità sessuale e diritti delle donne, lei è stata quella che, ascoltando le esigenze delle sue clienti, guardando le mode della strada combinati con il proprio gusto ha rivoluzionato la donna e l’ha scoperta,in tutti i sensi!

E’ prima di tutto la paladina della minigonna, ha scoperto le gambe della donna, minigonne di ogni colore e ogni tipo di tessuto, da giorno e da sera. Ha appunto dato colore a tutto il look, colori accesi e a contrasto e portato il jersey nella moda, usato prima solo nello sport, così che gli abiti diventassero oltre che più corti, più aderenti.

Ha aperto un piccolo negozietto a Londra,negli anni 60, Bazaar, che vestiva tutte, non le più abbienti, tutte ed era diventato il punto di riferimento di tutte le giovani londinesi. Trasformò la visione della donna in divertente, allegra e libera.

«l’esplosione del fenomeno moda non accadde per le cose che facevo. Semplicemente io ne facevo parte. Sono state le ragazze della King’s Road ad inventare la mini. Io disegnavo abiti semplici e giovanili, con cui era possibile muoversi, con cui si poteva correre e saltare. Io li indossavo già molto corti mentre le mie clienti li volevano sempre: “più corti, più corti”».

Il suo famoso caschetto è stato altrettanto rivoluzionario e ha segnato un’intera epoca mandando in pensione lacca e bigodini.

Insomma, non vi sto a raccontare biografia e tutto quello che in altri mille siti potete trovare,basta guardare per capire.

Siamo negli anni 60 fino a metà dei 70s.

Un’ultima cosa, la mostra nasce lo scorso giugno quando Jenny Lister, curatrice dell’esposizione, aveva lanciato nel  web l’appello: “WeWantMaryinvitando chiunque avesse in casa un pezzo originale acquistato nella storica boutique della stilista di farsi avanti. Un’iniziativa ripresa anche dalla stampa britannica, che al grido di “Finding Mary”  ha raccolto 200 pezzi tra abiti, mini, tutine, boots, bozzetti e fotografie della stilista.

Ecco qui,tutto! Buona Visione.